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Danilo Ruocco
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RiduciStrehler e il mantello delle magie
   

Giorgio Strehler e il mantello delle magie

Di Danilo Ruocco

 

 

strehler.jpgGiorgio Olimpio Guglielmo Strehler è nato a Barcola, vicino Trieste, il 14 agosto del 1921, da Bruno Strehler (Trieste 1896 — Vienna 1924), industriale e impresario teatrale e da Alberta Lovrič, in arte Albertina Ferrari (Zara 1900 — Milano 1986, figlia dell’impresario teatrale Olimpio Lovrič), famosa violinista, e fondatrice, nel 1932, del Trio di Milano. Il legame che unì il piccolo Giorgio alla madre fu di tale intensità che il Maestro ha deciso di riposarle accanto in eterno.

È Strehler stesso a rievocare la madre, con queste parole:

 

Mi ha educato nella dolcezza, non ricordo di aver mai ricevuto uno schiaffo. Invece è stata molto severa in un altro senso, con l’esempio. […] posso proprio dire che mia madre mi ha insegnato tutto quello che conta, mi ha dato la misura delle poche cose vere […][1]

 

Non stupisce, allora, che Giorgio Strehler, cresciuto sulle tavole dei palcoscenici al seguito proprio della madre, sognasse, fin dalla più tenera età, di dedicare la sua vita allo spettacolo, immaginandosi direttore d’orchestra. Una carriera, quella del direttore d’orchestra, che, nella mente del Maestro, non era troppo distante da quella del regista. Infatti egli spiega che «Il regista e il direttore d’orchestra forse più dell’attore o del musicista solitario hanno una propensione per il “tutto”, guardano più il tutto»[2], intendendo per “tutto” il complesso degli elementi che entra in gioco al fine di creare uno spettacolo unitario e finito pur essendo opera di un gruppo di artisti: «Il mio istinto è un istinto collettivo, è un istinto che ha bisogno di fare arte con altri»[3] dichiara ancora Giorgio Strehler.

 

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[1] Giancarlo Stampalia, Strehler dirige. Le fasi di un allestimento e l’impulso musicale nel teatro, Venezia, Marsilio, 1997, p. 245.

[2] Ibidem, p. 24.

[3] Ibidem, p. 36.

 
 
RiduciIntervista inedita a Pietro Garinei
   

A lezione di Teatro e di vita da Garinei
Di Danilo Ruocco

(Intervista realizzata nel maggio del 1998 e mai pubblicata. Pietro Garinei è scomparso il 9 maggio 2006)

garinei.jpgA Gargnano del Garda, anche quest’anno, si è svolta la Settimana del Teatro, organizzata dal Professor Paolo Bosisio. Dopo aver ospitato registi quali: Ronconi, Castri, De Bosio, Squarzina, Missiroli, Strehler e Patroni Griffi (in questi giorni è in libreria il volume a lui dedicato, edito da Bulzoni e sapientemente curato da Alberto Bentoglio), è, ora, stata la volta di Pietro Garinei (classe 1919) che, assieme a Sandro Giovannini (1915—1977), ha inventato il genere della Commedia musicale. Garinei, inizialmente scettico sull’iniziativa (forse, credeva che i giovani studiosi chiamati a parlare del teatro di Garinei e Giovannini, avrebbero tenuto un atteggiamento di superiorità), si è, pian piano ricreduto, ed ha dimostrato un coinvolgimento trascinante. Uomo di classe, Garinei possiede una vitalità che i suoi anni non lascerebbero sospettare. Complice il clima gioviale e distensivo che si è creato durante la settimana, Garinei, solitamente restio al colloquio con i giornalisti, mi ha concesso un’intervista.

Domanda: «Quali sono i progetti attuali della Ditta Garinei e Giovannini?»
Risposta: «I progetti attuali sono: la ripresa della commedia musicale Rugantino, che, se non sbaglio, è dal 1968 che manca dai palcoscenici nazionali. Cominceremo le prove ai primi di novembre. Il cast è formato da Sabrina Ferilli nella parte di Rosetta, Valerio Mastrandrea nella parte di Rugan­tino, Maurizio Mattioli nel ruolo di Mastro Titta e Simona Marchini sarà Eusebia. Prima di Rugantino, andrà in scena un nuovo spettacolo con Gianfranco Iannuzzo che Enrico Vaime e Dino Verde stanno scrivendo in questi giorni e di cui ignoro ancora il titolo.»

D. «Si nota, nella sua teatrografia, la fedeltà ad al­cuni attori che ricorrono nei cast dei suoi spettacoli. Tra di essi: Wanda Osiris, Carlo Dapporto, Renato Rascel, Delia Scala, Gigi Proietti, Johnny Dorelli e Gino Bramieri. Ul­timamente si basa spesso su Gianfranco Iannuzzo e la Sabrina Ferilli. Come ha scoperto questi due giovani e bravi talenti?»
R. «Con Iannuzzo ci siamo incontrati nove anni fa al Teatro dell’Orologio, un piccolo teatro di Roma. Iannuzzo vi recitava C’è un uomo in mezzo al mare, scritto da lui stesso in collaborazione con Quartullo: rimasi colpito dalla capacità di quest’attore di inventare 18—19 perso­naggi in una sola serata, modificando total­mente il personaggio, grazie a piccolissimi cambiamenti. Alla fine dello spettacolo diedi appuntamento a Iannuzzo, per l’indomani, al Teatro Sistina, dove decidemmo di riproporre C’è un uomo in mezzo al mare. In seguito Iannuzzo recitò al fianco di Gino Bramieri per sei anni, con tre commedie nuove; poi due anni con Claudia Koll ed ora di nuovo da solo. Per quanto ri­guarda la Ferilli, eravamo in cerca di un’interprete per Alleluja brava gente. Mi colpì molto la sua semplicità, la spontaneità.»

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RiduciSamuel Beckett, la partita non è ancora finita
   

Samuel Beckett, la partita non è ancora finita
Di
Danilo Ruocco

Cenni biografici

beckett2.jpgSamuel Beckett è nato nei dintorni di Dublino nel 1906, forse ad aprile (il 13), forse a maggio (il 13) o forse a giugno (il 14). Un’incertezza che ben calza a un autore tanto misterioso[1] come Beckett, ma che forse non piace ai suoi biografi più puntigliosi. Fatto sta che – in definitiva – poco o nulla importa sapere la data esatta di nascita. Conta, certo di più, raccontare come la sua vita fosse segnata da alcuni avvenimenti cui vale la pena fare qualche riferimento.
Innanzitutto va ricordato come il giovane Beckett fosse un allievo modello: non solo aveva buoni risultati in diverse materie (tra cui il francese nel quale eccelleva), ma era anche uno di quegli studenti che si fanno notare per le loro doti atletiche. Era uno sportivo colto e intelligente il giovane Samuel: una sorta di contraddizione in termini, almeno stando ai comuni pregiudizi. Uno studente in grado di approdare al prestigioso Trinity College di Dublino e, al momento della laurea, meritare anche una medaglia d’oro come attestazione di eccellenza negli studi.
Non stupisce, dati i presupposti, che Beckett decidesse di trasferirsi a Parigi e iniziasse l’attività di “lettore” di inglese alla École Normale Supérieure.
A Parigi, tra l’altro, divenne amico di James Joyce con cui ebbe anche a collaborare proficuamente.
I pochi dati appena ricordati fanno presupporre una vita tutto sommato piacevole, regolare e invidiabile.
In realtà Beckett soffriva di crisi depressive che si aggravarono a far data dal 1933, anno di morte del padre e che lo condussero, tra l’altro, ad abbandonare il lavoro universitario e ad affidarsi alle cure di uno psicoanalista.
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[1] Rebora lo ha definito «oscuramente esplicito» (Roberto Rebora, Introduzione, in Samuel Beckett, Teatro, s.l. <ma Milano>, Mondadori, 19702, p. 8.

 
 
RiduciQuesta sera si recita lo scandalo
   
Questa sera si recita lo scandalo
Di Danilo Ruocco

visconti.bmpLuchino Visconti fu un uomo e un artista scandaloso. Forse, oggi, non è semplice percepire la scandalosità di certe scelte umane e artistiche compiute da Visconti nel corso della sua vita; è certo, però, che Visconti diede scandalo e, il più delle volte, ciò avvenne in modo consapevole. Diversi furono i motivi per i quali la società civile di allora poté urlare allo scandalo riferendosi alle scelte di Visconti, ma prima di accennare ad alcuni di essi, non pare inutile definire la parola scandalo. Per dirla con lo Zingarelli,  lo scandalo è il «Grave turbamento della coscienza, della sensibilità, della moralità […] altrui suscitato da atto, discorso, comportamento, avvenimento, contrario alle leggi della morale, del pudore, della decenza […]»[1]. Dunque Luchino Visconti andò contro le leggi della morale, del pudore e della decenza e lo fece con cognizione di causa in una società – quella italiana che va dagli anni del Fascismo a tutta la prima metà degli anni Settanta – che definire arretrata è perlomeno eufemistico.

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[1] Nicola Zingarelli, Lo Zingarelli 2005. Vocabolario della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 2004, s.v. Scandalo.

 
 
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