Verdi, Piave e Rigoletto
Di Danilo Ruocco
Si tenterà, con questo scritto, di penetrare nell’officina creativa di Giuseppe Verdi (1813 – 1901), ponendo l’attenzione, in particolare sul Rigoletto, opera tratta dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo e scritta assieme al librettista Francesco Maria Piave (1810 – 1876).
Di solito non è semplice poter analizzare la nascita di un fatto artistico, essendo la creazione un evento di così complessa architettura, che sfugge ai normali strumenti del critico. Nel caso di Verdi, ciò può essere tentato, non solo in quanto l’operista, come un qualsiasi compositore per le scene teatrali, scriveva in collaborazione, ma anche perché l’epistolario verdiano è ricco di lettere che fanno esplicito riferimento al periodo di gestazione delle opere.
Si diceva che Verdi scrisse in collaborazione: senza i suoi librettisti, egli non avrebbe scritto le opere che ha scritto, come, d’altra parte, senza Verdi, i librettisti non avrebbero scritto quei libretti. Se non avessero collaborato in sintonia, essi non avrebbero realizzato quei capolavori che conosciamo. Di più: paradossalmente, senza l’ingerenza della censura – che nel corso dell’Ottocento interveniva pesantemente già in fase creativa – Verdi e i suoi librettisti sarebbero giunti a creare opere a volte quasi completamente diverse da quelle che invece hanno lasciato. È il caso di Rigoletto.
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