Luchino Visconti il cinema melodrammatico
Di Danilo Ruocco
Luchino Visconti (1906 – 1976) è vissuto in una famiglia dove la cultura era, non solo ben vista, ma anche incoraggiata. Egli ebbe un’adolescenza da ribelle: intollerante a vincoli e freni, manifestò spesso una certa inquietudine esistenziale. Un atteggiamento, quello di Luchino, che mal si conciliava con gli obblighi sociali derivanti dall’essere la famiglia Visconti di alta nobiltà e, in seguito, dall’essere l’Italia un paese nel quale il Regime Fascista aveva imposto precise e rigide regole comportamentali. Regole che, non limitandosi a governare la vita sociale, entravano con prepotenza nella sfera privata dei singoli.
Ovviamente, gli appartenenti alla famiglia Visconti, anche proprio per l’alto lignaggio, durante il Regime Fascista, ebbero delle possibilità per solito non offerte ad altri nuclei familiari. Tra tali privilegi, sicuramente va nominato quello di poter viaggiare all’estero e, quindi, poter venire in contatto con altri stili di vita, altre culture e altre forme di governo. Gianni Rondolino sottolinea che
[…] la possibilità di vedere opere proibite dal regime fascista, <e> di leggere libri interdetti dalla censura di regime, sono le tappe di una formazione anche politica, di una apertura sulla società, e sulla sua complessità umana, che Visconti sperimenta di giorno in giorno. In tale contesto, anche l’omosessualità può essere veicolo alla conoscenza di un mondo diverso, fuori dall’ipocrisia e dalla chiusura morale e culturale della società italiana del tempo. Un’apertura che unisce libertà personale e discorso politico […][1]
E va ricordato che, tra i paesi visitati da Luchino Visconti ve ne furono due i cui stili di vita, sicuramente, influenzarono profondamente il giovane: gli Stati Uniti e, soprattutto, la Francia dove Luchino si recava spesso e dove venne in contatto con molti esponenti della cultura più progredita (tra cui, Marlene Dietrich, Jean Cocteau e Coco Chanel dei quali divenne molto amico) e, soprattutto, entrò in contatto con il grande regista Jean Renoir di cui, poi, divenne assistente. Lo stesso Visconti ha riconosciuto una decisiva funzione formativa ai suoi soggiorni francesi e alla sua collaborazione professionale con Renoir.
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[1] Gianni Rondolino, Profilo di Luchino Visconti, in Veronica Pravadelli a cura di, Il cinema di Luchino Visconti, s.l., Biblioteca di Bianco & Nero – Quaderni, n. 2, s.d. <ma 2000>, p. 21.