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    <title>Archivio</title>
    <description>Amleto (Art Movies Literature Entertainment Theatre Opera) è un sito web dedicato all’Arte, al Cinema, alla Letteratura, all’Intrattenimento, al Teatro e all’Opera lirica. </description>
    <link>http://www.amletolab.net/Home/tabid/62/Default.aspx?BlogDate=2009-10-31</link>
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    <pubDate>Sun, 14 Mar 2010 17:57:15 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>Hopper: dal buio alla luce</title>
      <description>&lt;p align="justify"&gt;&lt;style type="text/css"&gt;
&lt;!--{PS..2&lt;/style&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;&lt;span&gt;È stata presentata oggi alla stampa la prima mostra italiana dedicata a Edward Hopper (1882-1967) allestita nei saloni di Palazzo Reale a Milano (visibile nella città meneghina da domani fino al 31 gennaio 2010, poi la mostra si trasferirà a Roma dal 16 febbraio al 13 giugno 2010).&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;&lt;span&gt;La mostra presenta oltre 160 opere tra dipinti su tela, disegni preparatori, fotografie, opere grafiche e si prefigge di ripercorrere l’intera carriera di uno dei più importanti pittori americani del Novecento e di presentarla agli spettatori italiani che, forse, la conoscono poco.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;&lt;span&gt;Va detto che l’esposizione non è “epocale”: si tratta di una mostra dignitosa che, purtroppo, a parte certe isolate eccezioni, si fa sfuggire l’opportunità di presentare alcuni dei noti capolavori del pittore, quali, ad esempio il celeberrimo &lt;em&gt;Nighthawks&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; (&lt;em&gt;Nottambuli&lt;/em&gt;) del 1942.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;&lt;span&gt;La validità dell’esposizione, ad ogni modo, va ricercata proprio nel suo presentare al pubblico italiano un cammino, quello di Hopper, dal buio dei primi autoritratti e dipinti, alla luce della produzione post soggiorno parigino (1909). Una luce che, nei quadri di Hopper, si fa presenza in qualche modo misteriosa, quasi manifestazione del divino. Una luce che il pittore dipinge geometrica, regolare, facendola diventare un personaggio del quadro, in quanto lo spettatore non può non avvertirla. Interrogarla essendone interrogato. &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;&lt;span&gt;&lt;img align="left" width="472" vspace="2" hspace="2" height="328" border="1" alt="" src="/Portals/0/immagini/hopper1.jpg" /&gt;E la presenza della luce “esplode” in quei quadri (abbastanza rari), nei quali le architetture assai care al pittore sono vivificate da presenze umane. Figure inondate dalla luce che rendono il realismo di Hopper metafisico.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;&lt;span&gt;Tra i dipinti esposti a Milano brillano il magnifico &lt;em&gt;Morning sun&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; del 1952 (foto) e i capolavori &lt;em&gt;Second Story Sunlight&lt;/em&gt; del 1960 e &lt;em&gt;A Woman in the Sun&lt;/em&gt;&lt;span&gt; del 1961, quadri nei quali la luce si fa presenza quasi corporea.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 13 Oct 2009 21:53:00 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>Varvaro Arlecchino siculo</title>
      <description>&lt;object width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/p2fYbfo6doE&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/p2fYbfo6doE&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;</description>
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      <pubDate>Sun, 12 Jul 2009 21:32:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Il volto severo di Modigliani a Palazzo Reale</title>
      <description>&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;&lt;img align="left" width="173" vspace="2" hspace="2" height="266" border="1" alt="" src="/Portals/0/immagini/leopold_modigliani.jpg" /&gt;Fino al 6 luglio 2003 a Palazzo Reale di Milano è stata visibile la mostra &lt;strong&gt;"Amedeo Modigliani. L'angelo dal volto severo"&lt;/strong&gt; a cura di Marc Restellini che a Parigi è stata vista da mezzo milione di visitatori. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Va detto subito che, rispetto all'allestimento parigino, quello milanese ha presentato delle importanti novità espositive, tra cui l'aggiunta al nucleo originario di altre opere di Modigliani e, soprattutto, la sezione dedicata all'ultima compagna dell'artista, la giovanissima &lt;strong&gt;Jeanne Hébuterne&lt;/strong&gt;, pittrice a sua volta, morta suicida a soli 22 anni la notte stessa in cui si spense il trentacinquenne Modigliani. I dipinti della Hébuterne, esposti per la prima volta al mondo, danno della giovanissima compagna di Modigliani l'immagine di una pittrice matura, in grado, anche, di influenzare la creatività del suo geniale amante (e non solo di esserne influenzata). La sezione a lei dedicata, con l'esposizione di disegni e una ventina di dipinti, si configura come una vera e propria mostra nella mostra. Le altre tre sezioni dell'esposizione, dividono la vita artistica di Modigliani, a partire dagli anni parigini, unendola ad altrettanti nomi importanti per la biografia del grande pittore: Paul Alexandre, colui che lo introduce nella Parigi di Picasso, Brancusi, Chagall, Cocteau e gli altri; Paul Guillaume, uno dei massimi esperti di Arte africana dalla quale Modigliani viene influenzato e che persuade Modì ad abbandonare la scultura in favore del disegno e della pittura; e Leopold Zborowski, cui, tra l'altro sono dedicati due dei ritratti più belli di tutta la mostra, che condusse Modì al successo internazionale.&lt;br /&gt;
L'intento dichiarato della mostra "Amedeo Modigliani. L'angelo dal volto severo" è quello di «sottrarre la figura di Modigliani a quell'aura di artista "maledetto" che lo ha consegnato alla storia per restituirgli il ruolo che gli spetta nella comunità artistica dei primi del Novecento», ma, nel far questo, spiace dirlo, in un certo modo si sminuisce l'opera di Modì (proprio affermando che essa va rivalutata) e si intristisce il suo lavoro, oltre a negare (per non dire condannare, anche se solo implicitamente) la biografia tormentata del pittore, fatta com'è di un'intensa vita sessuale, di grandi bevute e di assunzioni di droghe.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;In «Il Nuovo Giornale di Bergamo», 5 maggio 2003.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 08 Jul 2009 10:41:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Matisse affascinato dalla visione e dal movimento</title>
      <description>&lt;p&gt;&lt;img align="left" width="251" vspace="2" hspace="2" height="335" border="1" src="/Portals/0/immagini/odalisca_matisse.jpg" alt="Odalisca" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Fino al 20 settembre 2009 presso il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid è possibile visitare la mostra dedicata alle opere dipinte da &lt;strong&gt;Matisse&lt;/strong&gt; tra il 1917 e il 1941. In quegli anni l'artista lasciò Parigi per Nizza con l'intento di dedicarsi appieno alla pittura. Ne conseguì l'abbandono da parte di Matisse di quella che lui stesso ebbe a definire “pittura decorativa” a favore di un tipo di espressione più intima, casalinga.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;L'esposizione madrilena mette in mostra mostra una serie di ritratti ambientati in interni borghesi, di scene di vita quotidiana, ma anche di donne nude mollemente adagiate su poltrone e divani.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Spicca il fatto che Matisse dipingesse più volte lo stesso  soggetto, modificando qualche particolare o mutando di poco il punto di vista, quasi che, con la sua pittura, stesse teorizzando sul concetto di visione.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Che Matisse fosse affascinato dalla visione lo dicono bene tre quadri: &lt;em&gt;Il riflesso &lt;/em&gt;(del 1935) nel quale una donna è riflessa in uno specchio, senza che, però, si possa capire quale sia l'immagine riflessa e quale la donna che si specchia; &lt;em&gt;Festival dei fiori a Nizza&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Carnevale a Nizza&lt;/em&gt; (entrambi del 1921) nei quali due donne affacciate guardano sfilare i manifestanti. In entrambi i dipinti la scena è ripresa di scorcio in modo da privilegiare il punto di vista dello spettatore esterno al quadro (ovvero noi). Entrambi i quadri, poi, mettono anche in luce il fascino esercitato su Matisse dal movimento. Infatti il pittore, per rendere la velocità delle sfilate, decise di non definire i manifestanti, ma suggerirli con veloci pennellate. &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;In mostra tele provenienti da tutto il mondo.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Da vedere. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 02 Jul 2009 08:47:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>La Natura come Armonia</title>
      <description>&lt;p&gt;&lt;img align="left" width="188" vspace="2" hspace="2" height="416" border="1" src="/Portals/0/immagini/luna_acero.jpg" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;È stata prorogata fino al 13 settembre 2009 la mostra dedicata a Hiroshige (&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hiroshige. Il maestro della natura&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;) dal Museo Fondazione Roma di Via del Corso n. 320.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Curata da &lt;strong&gt;Gian Carlo Calza&lt;/strong&gt;, la mostra presenta, per la prima volta in Italia, 200 opere del Maestro &lt;strong&gt;Utagawa Hiroshige&lt;/strong&gt; (1797 – 1858) realizzate con la tecnica della silografia (che dà vita a stampe policrome).&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;L’arte di Hiroshige influenzò molti artisti europei, tra cui Vincent Van Gogh che riprodusse fedelmente alcune opere del Maestro. Van Gogh ebbe a dire che i giapponesi “vivono nella natura come se loro stessi fossero dei fiori”; e di tale stile di vita, ma, soprattutto della Natura cui i giapponesi guardano con tanto rispetto, Hiroshige fu illustratore sapiente, innovativo (per la “cinematograficità” di certi scorci) e ironico (soprattutto nei confronti della natura umana).&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;La mostra è sicuramente una delle più belle che chi scrive abbia mai avuto modo di vedere. Bella per la “semplice” bellezza delle opere di Hiroshige (pensate per una fruizione privata e casalinga) che mostrano una Natura ispiratrice di Armonia; bella per la spettacolarità dell’allestimento, opera di &lt;strong&gt;Cesare Mari &lt;/strong&gt;che “immerge” le opere di Hiroshige in un ambiente che ricorda un armonioso e delicato giardino giapponese che ha, al contempo, il pregio di esaltare le opere esposte e di aiutare il visitatore a fruire delle medesime in una maniera in qualche modo vicina a quella per cui erano state pensate.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Molte sono le opere di pregio. Tra queste si segnalano “Luna e oche selvatiche” (del 1836), “Lepri sull’erba sotto la luna” (1830-1839) in bianco e nero, “La luna vista attraverso le foglie d’acero” (1832) e “Yokkaichi. Fiume Mie” (1833-1834).&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Una mostra da non mancare assolutamente.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 22 Jun 2009 15:28:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Dalle gambe al corpo</title>
      <description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;La Catedral&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; per la coreografia e la regia di &lt;strong&gt;Luciano Padovani &lt;/strong&gt;presentato al Teatro Sociale di Bergamo è uno spettacolo di danza che unisce, in modo molto suggestivo, la tecnica del tango con quella della contact dance.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;Lo spettacolo inizia con un passo a due di tango, tutto concentrato su un gioco di gambe di disperato erotismo. Prosegue, poi, con l'ingresso di altri due danzatori anche loro impegnati in un passo a due, non più di tango, ma di contact dance: lui regge lei e i due corpi sono uniti oltre che nella danza, anche fisicamente. Il passo a due si apre, infine, agli altri danzatori e i due generi del tango e della contact si uniscono e producono figure nuove e affascinanti. &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;I sei danzatori conducono le danze passando di volta in volta dalla tecnica moderna al tango, nel disperato tentativo di dare di nuovo vita alla Catedral del titolo: una vecchia e dismessa sala per milonga simboleggiata da vecchi e logori divani (con i quali i ballerini non mancano di interagire).&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;Alla fine la magia si compie: i sei danzatori lasciano il palco/sala ad anziani ballerini di tango.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;Coreografia raffinata, ottimamente realizzata da Silvia Bertoncelli, Marcello Ballonzo, Giannalberto De Filippis, Elena Garis, Luciano Padovani e Luca Zangheri.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;Calorosi e meritati applausi al calar del sipario.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 17 Jun 2009 21:48:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Dallo sport alla danza</title>
      <description>&lt;p&gt;
&lt;meta http-equiv="CONTENT-TYPE" content="text/html; charset=utf-8" /&gt;
&lt;title&gt;&lt;/title&gt;
&lt;meta name="GENERATOR" content="OpenOffice.org 2.0  (Linux)" /&gt;
&lt;meta name="AUTHOR" content="Danilo Ruocco" /&gt;
&lt;meta name="CREATED" content="20090530;8304000" /&gt;
&lt;meta name="CHANGED" content="16010102;0" /&gt; 	 	 	 	 	 	&lt;style type="text/css"&gt;
	&lt;!--
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	--&gt;
	&lt;/style&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Ieri sera, nell'ambito della 21a edizione del Festival Danza Estate, è stato presentato al pubblico bergamasco &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Play&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; dei &lt;strong&gt;Kataklò&lt;/strong&gt;. Si tratta di uno spettacolo pensato in occasione dei Giochi Olimpici di Pechino ed è un omaggio che i Kataklò rivolgono alle discipline olimpiche.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;In rapida successione i danzatori si esibiscono in brevi quadri ognuno dei quali è dedicato a uno sport: il tennis, il nuoto sincronizzato, la box, il calcio, il rugby, la corsa, il bob, il ciclismo, lo sci, la formula1, l'atletica e la vela. Non mancano un quadro iniziale pensato per ricordare i gesti tipici del pubblico sportivo; uno dedicato al podio e quello finale al cerchio olimpico.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Le coreografie di &lt;strong&gt;Giulia Staccioli&lt;/strong&gt; hanno piacevolmente sorpreso il pubblico, in quanto non sono state mai prevedibili. A seconda della disciplina omaggiata, la coreografa ne ha messo in risalto un dato aspetto che, non necessariamente, è quello peculiare alla disciplina.  &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Se del nuoto sincronizzato ha, ad esempio, sottolineato le figure che le nuotatrici riescono a realizzare con le gambe, costringendo le danzatrici a esibirsi a testa in giù; della box ha “esaltato” il ruolo delle corde del ring facendo esibire proprio loro; mentre del ciclismo ha messo in luce l'aspetto un po' nostalgico della sportività d'altri tempi, quella dei campioni non accecati dall'agonismo.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;I quadri, però, sicuramente più suggestivi e coinvolgenti, sono stati quello dedicato alla ginnastica artistica, nel quale tre danzatrici hanno compiuto le loro evoluzioni accompagnate da una grossa palla “magicamente” sospesa per aria; quello in cui del tennis la solista ha messo in rilievo la classe dei movimenti; il quadro dedicato alla scherma in cui i gesti tipici hanno dato vita a un passo a due; quello in cui del rugby i danzatori hanno mimato solo la danza rituale; quello in cui si è ricordata la vela e l'altro in cui si è “riprodotta” la velocità dello sci paradossalmente stando fermi in un punto; quelli acrobatici che riproducevano la corsa e il salto con l'asta e l'ultimo dedicato al cerchio olimpico.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Uno spettacolo magico ottimamente interpretato da tutti i danzatori: Maria Agatiello, Elisa Bazzocchi, Paolo Benedetti, Eleonora Di Vita, Leonardo Fumarola, Serena Rampon, Marco Ticli e Marco Zanotti.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Altro sui Kataklò &lt;a href="http://daniloruocco.wiki.zoho.com/Katakl%C3%B2.html" target="_blank"&gt;&gt;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sat, 30 May 2009 09:56:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>L'Altra editoria</title>
      <description>&lt;p&gt;Gli audiolibri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/J0JwjB_zzog&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6&amp;border=1" /&gt;
&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;
&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;embed height="360" width="580" src="http://www.youtube.com/v/J0JwjB_zzog&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 19 May 2009 20:04:00 GMT</pubDate>
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      <title>Una Madre Coraggio rap</title>
      <description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;&lt;img hspace="2" height="202" width="302" vspace="2" border="1" align="left" alt="Madre Coraggio di Brecht" src="/Portals/0/immagini/madre_coraggio.jpg" /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Madre Coraggio&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Bertolt Brecht&lt;/strong&gt; per la regia di &lt;strong&gt;Cristina Pezzoli&lt;/strong&gt; e l'interpretazione di &lt;strong&gt;Isa Danieli &lt;/strong&gt;è davvero un bellissimo spettacolo. &lt;br /&gt;
La regia punta sugli attori e sui meccanismi metateatrali. Per quanto riguarda questi ultimi, la scena unica di &lt;strong&gt;Bruno Buonincontri&lt;/strong&gt; pare determinante: un palcoscenico fortemente, “pericolosamente” inclinato che, all'occorrenza, si solleva (a mo' di ponte levatoio) e diventa sipario. Ai lati del palcoscenico, a vista, le macchine sceniche. Al centro del palco il carro di Madre Coraggio. Sul fondo, un sipario/fondale rattoppato. Nessun altro elemento che possa aiutare il pubblico a determinare il luogo in cui l'azione di svolge: in fondo, pare dire la regista, ogni luogo, in tempo di guerra, è uguale a un altro, fatto com'è di macerie e di nulla.&lt;br /&gt;
Agli elementi metateatrali, usati in funzione straniante, si affiancano le musiche di &lt;strong&gt;Pasquale Scialò&lt;/strong&gt;: canzoni assolutamente contemporanee, con tanto di rap, che non solo narrano parti della vicenda, ma, in una in particolare, rimandano alla contemporaneità italiana.&lt;br /&gt;
Da notare, anche, l'uso dei dialetti italiani, non con intento folkloristico, ma universalistico: la guerra è una faccenda sporca e dolorosa ovunque e per chiunque.&lt;br /&gt;
A dar vita alla vicenda di Madre Coraggio un gruppo di attori molto affiatato capitanati dalla bravissima Isa Danieli, una Madre Coraggio determinata a portare a casa sia la vita dei propri figli (cui non smette di elargire consigli – inascoltati – su come fare a scampare alla morte), sia sufficienti denari per potersi sottrarre alla miseria e dare una dote alla figlia muta. Accanto a Isa Danieli i bravi &lt;strong&gt;Alarico Salaroli&lt;/strong&gt; (il cappellano),  &lt;strong&gt;Marco Zannoni &lt;/strong&gt;(il cuoco), &lt;strong&gt;Matteo Cremon&lt;/strong&gt; (il figlio aitante e combattivo), &lt;strong&gt;Yang Shi&lt;/strong&gt; (l'altro figlio maschio di Madre Coraggio) e tutti gli altri interpreti.&lt;br /&gt;
Toccante l'ultima sequenza, quella dell'uccisione di Kattrin (l'espressiva &lt;strong&gt;Xenia Bevitori&lt;/strong&gt;): scesa in platea per suonare il tamburo/allarme in modo da avvisare gli abitanti della città, ella viene uccisa e cade morta nella platea stessa. La Madre, in piedi sul proscenio, chiede agli spettatori di portarle la figlia in modo da poterle cantare un'ultima ninna nanna. Alcuni spettatori pietosi, si sono alzati, hanno sollevato l'attrice e l'hanno sistemata davanti alla Madre.&lt;br /&gt;
Spettacolo da vedere.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 15 Apr 2009 16:43:00 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>Uniti e separati</title>
      <description>&lt;p align="center"&gt;&lt;img hspace="2" height="236" width="354" vspace="2" border="1" align="middle" alt="" src="/Portals/0/immagini/copenaghen.jpg" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;Nel 1941, nella Danimarca occupata dai tedeschi, due illustri scienziati, due geni assoluti della fisica teorica, uno mezzo ebreo e l'altro tedesco, si riincontrarono dopo una separazione durata anni. I due, anni prima e per tre anni, erano stati l'uno professore e l'altro assistente in quella fucina di idee che era Copenaghen pre-conflitto bellico. Il professore era &lt;strong&gt;Niels Bohr &lt;/strong&gt;e l'allievo &lt;strong&gt;Werner Heisenberg&lt;/strong&gt;, entrambi insigniti del Premio Nobel per la Fisica (nel 1922 Bohr e dieci anni dopo Heisenberg). Fu, quello del 1941, un incontro comprensibilmente spiato dai servizi segreti, ma, nonostante ciò, nulla si sa per certo di quanto i due amici si dissero e cosa, realmente, spinse l'uno (Heisenberg) a percorrere mezza Europa per incontrare l'altro.&lt;br /&gt;
Di certo si sa che entrambi giocarono un ruolo determinante nello studio dell'atomo e della meccanica quantistica (di cui possono essere definiti i padri), nonché nella possibilità di usare concretamente la fissione nucleare (anche per scopi bellici).&lt;br /&gt;
In &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Copenaghen&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Michael Frayn&lt;/strong&gt; ipotizza quanto i due scienziati possono essersi detti durante quell'incontro e il perché quel medesimo incontro determinò la fine della loro celebre amicizia. Frayn immagina che i due ex-amici si incontrino di nuovo nell'aldilà per indagare, alla presenza della moglie di Bohr, in profondità le rispettive ragioni. Heisenberg sostenendo la tesi che operò sottobanco per rallentare il programma nazista per la costruzione della bomba atomica e Bohr interrogandolo serratamente. Il testo, però, non dà una risposta univoca: gli stessi protagonisti sembrano, infatti, non sapere esattamente cosa sia davvero avvenuto in quel 1941: in fondo, probabilmente, non erano poi stati così uniti come pensavano di essere. Forse, erano stati separati anche durante il triennio nel quale collaboravano gomito a gomito...&lt;br /&gt;
A indossare i panni dei due scienziati i bravissimi &lt;strong&gt;Umberto Orsini &lt;/strong&gt;(Bohr) e &lt;strong&gt;Massimo Popolizio&lt;/strong&gt; (Heisenberg). Con loro una altrettanto brava &lt;strong&gt;Giuliana Lojodice &lt;/strong&gt;(Margrethe Bohr). I tre hanno dato vita a uno spettacolo serrato (firmato da &lt;strong&gt;Mauro Avogadro&lt;/strong&gt;), nel quale la parola è stata protagonista assoluta; parola porta al pubblico con bravura impressionante dai tre attori.&lt;br /&gt;
Palpabile la tensione e meritati i caldi e prolungati applausi tributati ai protagonisti dal pubblico del Teatro Donizetti al calar del sipario.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 31 Mar 2009 22:10:00 GMT</pubDate>
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