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    <title>Archivio</title>
    <description>Amleto (Art Movies Literature Entertainment Theatre Opera) è un sito web dedicato all’Arte, al Cinema, alla Letteratura, all’Intrattenimento, al Teatro e all’Opera lirica. </description>
    <link>http://www.amletolab.net/Home/tabid/62/Default.aspx?BlogDate=2008-01-31</link>
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    <pubDate>Sun, 14 Mar 2010 18:05:13 GMT</pubDate>
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      <title>Semplicemente bravissima</title>
      <description>


&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;&lt;b&gt;&lt;img src="/Portals/0/immagini/paiato.jpg" alt="paiato.jpg" title="Maria Paiato" align="left" border="1" height="247" hspace="2" vspace="2" width="249"&gt;Luca De Bei&lt;/b&gt; ha
scritto &lt;i&gt;&lt;b&gt;Un cuore semplice&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; ispirato da un racconto di
Gustave Flaubert e ne ha curato la regia affidando la parte (si
tratta di un monologo) a &lt;b&gt;Maria Paiato&lt;/b&gt;. Il testo è il
racconto della vita di una governate in pieno Ottocento: la sua
infanzia misera di piccola lavoratrice, la sua giovinezza troncata da
un sogno d'amore romantico non andato a buon fine, la sua maturità
scandita dai lutti e la vecchiaia passata su una sedia attaccata ai
ricordi per paura di perderli. Perché, anche se son brutti, i
ricordi, comunque, sono belli da rivivere: tengono compagnia e hanno
il potere di riportare alla luce anche le persone che non ci sono più
e alle quali abbiamo voluto bene. Ha vissuto per gli altri la
governante Félicité e – a dispetto del nome – la
sua vita non è stata propriamente quella che si può
definire una bella vita.&lt;br&gt;Maria Paiato si è
calata nei panni logori della governante e ne ha interpretato tutte
le età: vigorosa in gioventù, malata e stanca in
vecchiaia, sola e delusa nell'età di mezzo. Ha anche – con
minime variazione di toni e di voce – dato corpo agli altri
personaggi. La sua bravura è stata sorprendente ed
emozionante. Non ha mai strafatto, ma ha sempre tenuto un registro
appropriato eppure assolutamente coinvolgente fino alla commozione.&lt;br&gt;Al termine dello
spettacolo il pubblico del Teatro Donizetti ha, giustamente,
applaudito a lungo l'interprete.&lt;br&gt;&lt;a href="http://www.daniloruocco.it"&gt;Danilo Ruocco&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 29 Jan 2008 22:35:00 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>Io non ho ucciso Ofelia. L’ho salvata</title>
      <description>







&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;" align="justify"&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;Davvero molto bello il testo
teatrale &lt;b style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Un giardino per Ofelia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; di &lt;b style=""&gt;Pietro
Floridia&lt;/b&gt;. Un testo che documenta, in modo a tratti poetico, un altro orrore
del Nazismo: lo sterminio delle persone disabili che venivano sottoposte a
forzata eutanasia, quando non a camera a gas. Floridia sceglie di raccontare la
storia di una di tali disabili: una ragazza la cui mente era più vicina a
quella di una bambina di otto anni, piuttosto che a quella di una diciottenne
quale era. Ofelia, questo il suo nome, viene a trovarsi sola durante il periodo
della guerra: la sua “signora madre” è morta tempo prima, mentre il padre è
prima impegnato nei combattimenti e poi muore. Ad occuparsi di lei un’infermiera
di uno ospedale psichiatrico che da un atteggiamento di distacco passa, pian
piano, a provare dell’affetto e del senso di protezione nei confronti della
disabile. Siccome l’infermiera sa bene quale sia il trattamento reale che
l’ospedale riserva ai disabili, deve fare in modo che Ofelia si salvi da morte
certa e per far questo deve prima insegnarle a comportarsi e poi, fallito
l’insegnamento, sfruttare al massimo l’unico talento della ragazza: la
coltivazione dei fiori. È, infatti, grazie ai fiori che Ofelia può salvarsi la
vita… ma per salvare la vita a Ofelia, in qualche modo, Gertrude (questo il
nome dell’infermiera) dovrà “dannare” la sua, passando da un atteggiamento
gentile a modi da vera kapò (che la porteranno a dover rendere conto delle sue
azioni davanti a un tribunale, presso il quale si discolperà dicendo di non
avere ucciso Ofelia, ma di averla salvata).&lt;br&gt;Due nomi, quelle delle
protagoniste, che vengono direttamente dalle pagine di Shakespeare e che, in
qualche modo, sono annunciatrici del finale…&lt;br&gt;Un testo bello, complesso, ma ben
riuscito strepitosamente recitato da &lt;b style=""&gt;Micaela
Casalboni&lt;/b&gt; (Ofelia) e &lt;b style=""&gt;Paola Roscioli&lt;/b&gt;
(Gertrude). Ottima anche la regia (dell’autore).&lt;br&gt;Spettacolo da vedere.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;

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      <pubDate>Wed, 16 Jan 2008 22:52:00 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>L’altra verità di Crotone</title>
      <description>










&lt;p&gt;

&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;

&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;

&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;

&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;

&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;

&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&lt;img src="/Portals/0/immagini/giganti_tiezzi.jpg" alt="giganti_tiezzi.jpg" title="I Giganti della montagna" align="left" border="1" height="270" hspace="2" vspace="2" width="270"&gt;I giganti della montagna&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;
di &lt;strong&gt;Luigi Pirandello&lt;/strong&gt; non è una pièce
semplice e non solo perché è priva del finale che, forse, avrebbe potuto
chiarire meglio il “mito”. Non è un testo semplice perché ha molti centri
focali che rischiano di interferire l’un con l’altro. Si parla di poesia, di
teatro, di magia, di sogni e di come questi si scontrino con la modernità,
incarnata dai giganti del titolo. Una tale complessità può dare agio a una
molteplicità di letture dell’opera: da mito, a spettacolo di teatro nel teatro,
fino a metafora del Fascismo.&lt;br&gt;La messinscena realizzata da &lt;strong&gt;Federico Tiezzi&lt;/strong&gt; è ricca di segni forti,
sia scenici, sia drammaturgici (la drammaturgia è firmata dal regista assieme a
&lt;strong&gt;Sandro Lombardi&lt;/strong&gt; e il finale è
scritto da &lt;strong&gt;Franco Scaldati&lt;/strong&gt;). Uno
spettacolo ben fatto, quello di Tiezzi che punta a fare del mago Crotone non
solo e non tanto il prototipo del &lt;i&gt;regista
teatrale&lt;/i&gt;, ma una sorta di &lt;i&gt;psicologo&lt;/i&gt;
in grado di giocare coi sogni, di “inventare la verità” e, soprattutto, di &lt;i&gt;psicopompo&lt;/i&gt;, ovvero di traghettatore di
anime nell’aldilà in modo che possano entrare “in un’altra verità”.&lt;br&gt;Nella villa del
mago/regista/psicologo/psicopompo Crotone, i sogni prendono consistenza
materializzandosi e rendendosi visibili a chiunque. Ma quelli che si vedono
sono sogni (magari da &lt;i&gt;interpretare&lt;/i&gt;,
nel doppio significato di comprendere e di rappresentare) o sono la
manifestazione di “un’altra verità”? In altre parole, l’attor giovine Spizzi
sogna di impiccarsi o realizza di essersi impiccato? E gli Scalognati sono
persone che giocano a fare i fantasmi o sono fantasmi che giocano?...&lt;br&gt;La lettura registica di Tiezzi,
ancor prima che funzionale alla messinscena, si caratterizza per essere una
visione critica, esegetica, del testo di Pirandello. Una lettura critica che,
però, non impoverisce lo spessore poetico del mito: anzi, lo esalta con il
finale in simil-siciliano scritto da Franco Scaldati, nel quale si racconta di
come Ilse si immoli alla ferocia degli ottusi giganti nel tentativo di portare
anche a loro quella voce poetica definitivamente uccisa dalla televisione (e
non è un caso che il teatrino sul quale Ilse muore si trasformi in uno schermo
televisivo).&lt;br&gt;Uno spettacolo che non è solo da
gustare per la bella regia di Tiezzi, ma anche per l’ottima prova degli
interpreti. Tra essi si nominano &lt;strong&gt;Sandro
Lombardi&lt;/strong&gt; (un Crotone poco “ragionatore” e molto ammiccante, consapevole di
essere in possesso di una verità altra da rivelare a chi voglia stare ad
ascoltarlo); &lt;strong&gt;Iaia Forte&lt;/strong&gt; (una Ilse
penitenziale e sensuale al medesimo tempo); &lt;strong&gt;Silvio Castiglioni&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt; (un conte dignitoso e virile);&lt;/font&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; Massimo Verdastro&lt;/strong&gt; (un Cromo ironico e
sagace) e &lt;strong&gt;Marion D’Amburgo&lt;/strong&gt; (una
Sgrigia bambina e visionaria).&lt;/font&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt; &lt;br&gt;Spettacolo da non mancare.&lt;br&gt;&lt;a href="http://www.daniloruocco.it"&gt;Danilo Ruocco&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;font size="4"&gt;&lt;font face="Verdana"&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;

&lt;p&gt; &lt;/p&gt;

&lt;p&gt; &lt;/p&gt;

&lt;p&gt; &lt;/p&gt;



&lt;p&gt; &lt;/p&gt;

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      <pubDate>Sat, 05 Jan 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Il privato del Maestro</title>
      <description>&lt;p align="justify"&gt;&lt;font size="4" face="Verdana"&gt;Nel decennale della morte di &lt;strong&gt;Giorgio Strehler&lt;/strong&gt; (14 agosto 1921 - 25 dicembre 1997) il Comune di Trieste (città natale del Maestro) dedica al grande regista la mostra &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Strehler privato&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; visitabile, con ingresso gratuito, fino al 2 marzo 2008 nella Sala Leonardo di Palazzo Gopcevich (sede del Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl" nel quale è custodito il lascito delle eredi). &lt;br /&gt;
La mostra, a cura di &lt;strong&gt;Roberto Canziani&lt;/strong&gt;, ricostruisce il mondo privato del co-fondatore (assieme a Paolo Grassi) del Piccolo Teatro della Città di Milano.&lt;br /&gt;
&lt;img align="left" width="392" vspace="2" hspace="2" height="371" border="1" title="Playmen di Strehler" alt="strehler_playmen.jpg" src="/Portals/0/immagini/strehler_playmen.jpg" /&gt;Diviso per "stanze", il percorso espositivo ripercorre quello che potrebbe definirsi il processo creativo del regista: dalla lettura del copione alla sua realizzazione scenica. Ecco, quindi, la biblioteca con i testi del mestiere, ma anche con i libri dedicati allo svago (oltre ai volumi di fantascienza, fa bella mostra di sé anche un album della rivista "Playmen"). Ecco la scrivania con la posta da evadere, le diapo da visionare, i copioni da leggere e le audiocassette da ascoltare... E poi i figurini e le fotografie documentarie...&lt;br /&gt;
Intima e suggestiva la sala dedicata al bambino Giorgio (con le letterine alla "mama" e i giochi) e all'uomo di teatro Strehler (con la valigia sempre pronta e il passaporto a portata di mano); ma, in qualche modo, sono "private" anche le sale dedicate all'epistolario (lettere ricevute e inviate da/a colleghi e amici: si scorgono, tra le altre, missive di e per Fellini, Visconti, Moravia, Gaber...) e al rapporto del Maestro con la musica (e vi si trovano, tra l'altro, il violino della madre, i dischi di Brecht, e uno spartito del Maestro Riccardo Muti con dedica autografa «A Giorgio, al più grande! Con affetto e ammirazione»). &lt;br /&gt;
Chiude il percorso un angolo video dove è possibile assistere alla proiezione di spettacoli firmati dal grande regista: il processo che ha portato alla creazione si è concluso con l'alzarsi del sipario...&lt;br /&gt;
Una mostra delicata e suggestiva (corredata da un buon catalogo) che vale una visita a Trieste.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.daniloruocco.it"&gt;Danilo Ruocco&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sat, 05 Jan 2008 18:45:00 GMT</pubDate>
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      <title>Quando l’amato è distante</title>
      <description>

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&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;&lt;img src="/Portals/0/immagini/amore_oscuro.jpg" alt="amore_oscuro.jpg" title="Sonetti dell'amore oscuro" align="left" border="1" height="415" hspace="2" vspace="2" width="233"&gt;I &lt;strong&gt;&lt;i&gt;Sonetti dell’amore oscuro&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;
di &lt;strong&gt;Federico García Lorca&lt;/strong&gt; tornano in
libreria, tradotti della poetessa Giovanna Musolino, editi dall’editore Stella
(Rovereto, Trento).&lt;br&gt;Si tratta di un canzoniere di
sole 11 poesie rimaste inedite fino al 1984 e di cui gli eredi del poeta (morto
nel 1936) avevano perfino negato l’esistenza. La causa di tanta reticenza,
molto probabilmente, sta nel fatto che i componimenti d’amore sono dedicati a
un uomo e gli eredi non gradivano il particolare…&lt;br&gt;Sono poesie intense, quelle di García
Lorca, che trovano alimento dalla distanza dell’amato; un amato sempre presente
nel cuore e nell’anima del poeta, ma, paradossalmente, distante anche quando
materialmente presente («Tu non saprai mai quanto ti amo / perché in me dormi
chiuso nel tuo sonno» afferma il poeta in &lt;i&gt;L’amore
dorme nel petto del poeta&lt;/i&gt; e ha tutta l’aria di un rimprovero rivolto a un
amante distante).&lt;br&gt;Ecco che nel canzoniere
dell’amore oscuro (&lt;i&gt;perché non lo si può
vivere alla luce del sole&lt;/i&gt;) suonano versi carichi di malinconia, di paura,
di dolore e di nostalgia… E i timori del poeta vengono da lui esplicitati e
raccontati all’amato, per intenerirlo e per cercare in lui segni d’amore, come
in &lt;i&gt;Il poeta dice la verità&lt;/i&gt;: «Voglio
dirti piangendo la mia pena / affinché tu mi ami e per me pianga».&lt;br&gt;È un poeta che trema, García
Lorca, trema per la paura, una paura che nasce direttamente dall’intensità del
sentimento e che, però, non gli impedisce di confessare all’amato i propri
timori, come avviene in modo sublime in &lt;i&gt;Sonetto
del dolce lamento&lt;/i&gt;: «Ho timore di perdere la 
meraviglia / dei tuoi occhi di statua e l’accento / che mi pone di notte
sulla guancia / la solitaria rosa del tuo respiro».&lt;br&gt;E se l’amato è distante, allora
non resta che sperare di raggiungerlo (ed essere raggiunti) o con la parola
scritta o con quella orale, perché grande è il potere della parola per un poeta…
E grandissima era la parola poetica di Federico García Lorca…&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.daniloruocco.it"&gt;&lt;font size="4"&gt;&lt;font face="Verdana"&gt;Danilo Ruocco&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&lt;font size="4"&gt;&lt;font face="Verdana"&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;

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      <pubDate>Wed, 02 Jan 2008 21:17:00 GMT</pubDate>
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      <title>Il primo nell'ultimo...</title>
      <description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;font face="Verdana" size="4"&gt;Nell'ultimo giorno del 2007 apro questo nuovo blog con il primo post...&lt;br&gt;Questo nuovo blog si chiama &lt;i&gt;Osservazioni &lt;/i&gt;e vi scriverò sia osservazioni (appunto), sia riflessioni e sia recensioni su tema del sito: AMLETO...&lt;br&gt;&lt;br&gt;Buona lettura e buon inizio d'anno.&lt;br&gt;Danilo&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;i&gt;P.S. Il blog ha un feed tutto suo...&lt;/i&gt; &lt;img src="/Portals/_default/Smileys/wink.gif" border="0"&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;</description>
      <link>http://www.amletolab.net/Home/tabid/62/EntryID/21/Default.aspx</link>
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      <pubDate>Mon, 31 Dec 2007 10:40:00 GMT</pubDate>
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