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Inviato da: Danilo Ruocco
17/11/2009

È stato presentato ieri al Teatro San Giorgio di Bergamo l’ultima produzione del Teatro Prova: Iliade. Così io piango te. Si tratta di un testo di Silvia Barbieri e Oreste Castagna che, partendo dal mito omerico, arriva, d’un balzo, ai giorni nostri per raccontare la Guerra. Una Guerra con la lettera “G” maiuscola: una Guerra esaltata, glorificata, che rende il guerriero un Eroe. Una guerra che i Greci combattevano in campo aperto o sotto le mura di Ilio e che i guerrieri di oggi combattono in tanti modi diversi. Sì, perché la guerra, oggi, si è fatta quotidiana, anzi, è il quotidiano. La violenza, la guerra, si è insinuata in tutte le azioni umane e, al pari di una droga, ne è diventata il motore primo.Uno spettacolo coraggioso quello di Barbieri e Castagna che, senza alcuna retorica, affronta temi difficili e poco frequentati dal teatro contemporaneo italiano, rivolgendosi, innanzitutto, a una platea di giovani (e il Teatro San Giorgio, ieri, ne traboccava), usando il loro stesso linguaggio, a volte povero, ma diretto.

A loro, a tali giovani immersi in contenuti violenti veicolati dai mass media, i quattro attori in scena hanno parlato con modalità narrative differenti: la regia di Oreste Castagna ha diversificato in modo marcato il racconto omerico da quello di cronaca: ha immerso in fasci di luce rossa gli attori quando raccontavano il poema, facendo diventare i quattro attori un narratore unico, indifferenziato; mentre ha dato loro una luce bianca per i giorni nostri e gli attori, da eroi, son tornati a essere loro stessi: cittadini che raccontano fatti di cronaca dai quali nascono delle domande alle quali nessuno dà risposte.

I quattro attori, tutti ugualmente bravi sia nelle parti tragiche, sia in quelle comiche (sì, perché lo spettacolo fa anche ridere…) sono stati la stessa Silvia Barbieri (“la maestrina” del gruppo, ma anche la teen ager un po’ scema che si innamora dello “stronzo” di turno e la voce di tutte le donne che piangono, quelle del titolo), Max Brembilla (“l’anziano” del gruppo che, però, con il racconto della coltivazione dei pomodori è capace di riportare gli altri a una dimensione naturale della vita), Stefano Mecca (quello che è capace di vedere il lato ironico e paradossale della tragedia ed entrare nelle pieghe della narrazione) e Walter Tiraboschi (quello che, nel tentativo di capire, si adira e di indigna).

La recitazione dei quattro attori è stata integrata dalla musica dal vivo di Enrico Ghedi (molto più di una colonna sonora).Spettacolo da non mancare.

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