Inviato da:
Danilo Ruocco
26/11/2008
Non spicca il volo Il
Gabbiano di Anton Cechov per la regia di Marco
Bernardi. Non spicca il volo, ma sbatte le ali mestamente,
mantenendosi, tutto sommato, su un onesto livello di mestiere
teatrale. Non ci sono slanci poetici, né picchi di alta
recitazione, bensì un artigianato da vecchia sartoria (e non
ci si riferisce ai bellissimi costumi firmati da Roberto Banci,
il segno più convincente dello spettacolo, assieme alla
traduzione di Fausto Malcovati, attenta e attuale).
La regia ha puntato su un
clima dal ritmo regolare, ogni tanto interrotto da qualche riverbero
di litigio. Un ritmo da casa di riposo in cui ogni tanto l'esplodere
di un tuono suona come un ricordo di gioventù. Un ritmo forse
non adatto a un testo in cui forti sono le passioni contrastanti, i
livori, le invidie e i rimorsi. In cui la ferocia della vita segna a
lutto e porta al suicidio. In cui nessuno può tranquillamente
dirsi soddisfatto di sé.
Ciò detto, non si
può certo dire male degli interpreti che, anzi, hanno
assecondato le indicazioni del regista e hanno saputo amalgamarsi in
un tutt'uno di buon livello. Da segnalare la convinta e convincente
interpretazione di Iolanda Piazza nel ruolo di Masa e le buone
prove di Massimo Nicolini (nel ruolo di Kostja) e di Gaia
Insenga (in quello di Nina).
Patrizia Milani
(Irina) pare avere pienamente convinto gli spettatori del Teatro
Donizetti soprattutto nei momenti in cui il suo personaggio diventa
aggressivo e si sfoga sia sul figlio, sia sull'amante. Forse un po'
poco per un ruolo da protagonista...
Al calar del sipario il
pubblico ha salutato gli interpreti con generosità.
Tags: