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Inviato da: Danilo Ruocco
07/03/2010

 

Shutter Island (L'isola della paura nella traduzione italiana) di Dennis Lehane è un piccolo gioiello letterario che va ben oltre i limiti del “genere thriller” con il quale è stato etichettato. Infatti, il romanzo, narrando l'indagine condotta dal protagonista su un'isola trasformata in un manicomio criminale nel quale sono rinchiusi (shutter) pazzi paranoici particolarmente violenti, mostra ai lettori il labile confine che separa la follia dalla sanità mentale, la realtà dalle allucinazioni paranoidi.

Un manicomio, quello di Shutter Island, nel quale vengono effettuati sui pazienti esperimenti non convenzionali che tentano di affrontare le malattie mentali in maniera differente da quanto fatto fino allora (la vicenda si svolge nell'America perbenista degli Anni Cinquanta, appena uscita dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale e in preda alla fobia del comunismo). La via che si cerca, infatti, pare poter essere qualcosa di diverso sia dall'intervento chirurgico sul cervello, sia dall'uso massiccio dei farmaci. Una via che, proprio perché non convenzionale, non sembra né legale, né scevra da grossi pericoli per la salute degli stessi malati che si tenta di sanare.

Una via sperimentale di cui fuori dell'isola poco si sa e della cui pericolosità sembra si voglia intenzionalmente tacere.

Ma la segretezza e il mistero di cui Shutter Island sembra circondarsi, paiono essere messi in serio pericolo da un fatto inspiegabile quanto inatteso: la fuga di una paziente dalla propria cella chiusa dall'esterno e le cui uscite non sono in alcun modo state forzate.

Ecco, quindi, che il protagonista del romanzo, indagando sulla scomparsa della pericolosa malata di mente, si trova anche a investigare su che tipo di esperimenti si fanno sull'isola e, alla fine del romanzo, il lettore – condotto per mano dall'Autore tra un fatto e l'altro, tra un'allucinazione e l'altra – può restare nel dubbio se gli esperimenti realizzati sull'isola tendano a rendere savi i malati o folli i savi.

Un dubbio che, in qualche modo, è legittimato sia dalla natura stessa della follia paranoide e dal labile confine che la separa dalla sanità mentale, sia della difficoltà che spesso si ha nel riconoscere la follia negli altri o in sé. Non è un caso che uno dei personaggi del romanzo arriva a dire quanto segue:

“Se vieni dichiarato pazzo, allora tutte le azioni che dovrebbero dimostrare che non lo sei, in realtà, rientrano nello spettro delle azioni delle persone malate di mente. Le tue proteste costituiscono una negazione. Le tue paure più che giustificate vengono classificate paranoia. I tuoi normali istinti di sopravvivenza come meccanismi di difesa. È una situazione in cui non c'è possibilità di vincere.”

Un romanzo dalla trama avvincente e ricca di colpi di scena; ben scritto e che si legge tutto d'un fiato.

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