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Inviato da: Danilo Ruocco
31/03/2009

Nel 1941, nella Danimarca occupata dai tedeschi, due illustri scienziati, due geni assoluti della fisica teorica, uno mezzo ebreo e l'altro tedesco, si riincontrarono dopo una separazione durata anni. I due, anni prima e per tre anni, erano stati l'uno professore e l'altro assistente in quella fucina di idee che era Copenaghen pre-conflitto bellico. Il professore era Niels Bohr e l'allievo Werner Heisenberg, entrambi insigniti del Premio Nobel per la Fisica (nel 1922 Bohr e dieci anni dopo Heisenberg). Fu, quello del 1941, un incontro comprensibilmente spiato dai servizi segreti, ma, nonostante ciò, nulla si sa per certo di quanto i due amici si dissero e cosa, realmente, spinse l'uno (Heisenberg) a percorrere mezza Europa per incontrare l'altro.
Di certo si sa che entrambi giocarono un ruolo determinante nello studio dell'atomo e della meccanica quantistica (di cui possono essere definiti i padri), nonché nella possibilità di usare concretamente la fissione nucleare (anche per scopi bellici).
In Copenaghen Michael Frayn ipotizza quanto i due scienziati possono essersi detti durante quell'incontro e il perché quel medesimo incontro determinò la fine della loro celebre amicizia. Frayn immagina che i due ex-amici si incontrino di nuovo nell'aldilà per indagare, alla presenza della moglie di Bohr, in profondità le rispettive ragioni. Heisenberg sostenendo la tesi che operò sottobanco per rallentare il programma nazista per la costruzione della bomba atomica e Bohr interrogandolo serratamente. Il testo, però, non dà una risposta univoca: gli stessi protagonisti sembrano, infatti, non sapere esattamente cosa sia davvero avvenuto in quel 1941: in fondo, probabilmente, non erano poi stati così uniti come pensavano di essere. Forse, erano stati separati anche durante il triennio nel quale collaboravano gomito a gomito...
A indossare i panni dei due scienziati i bravissimi Umberto Orsini (Bohr) e Massimo Popolizio (Heisenberg). Con loro una altrettanto brava Giuliana Lojodice (Margrethe Bohr). I tre hanno dato vita a uno spettacolo serrato (firmato da Mauro Avogadro), nel quale la parola è stata protagonista assoluta; parola porta al pubblico con bravura impressionante dai tre attori.
Palpabile la tensione e meritati i caldi e prolungati applausi tributati ai protagonisti dal pubblico del Teatro Donizetti al calar del sipario.

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