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Danilo Ruocco
02/01/2008
I Sonetti dell’amore oscuro
di Federico García Lorca tornano in
libreria, tradotti della poetessa Giovanna Musolino, editi dall’editore Stella
(Rovereto, Trento).
Si tratta di un canzoniere di
sole 11 poesie rimaste inedite fino al 1984 e di cui gli eredi del poeta (morto
nel 1936) avevano perfino negato l’esistenza. La causa di tanta reticenza,
molto probabilmente, sta nel fatto che i componimenti d’amore sono dedicati a
un uomo e gli eredi non gradivano il particolare…
Sono poesie intense, quelle di García
Lorca, che trovano alimento dalla distanza dell’amato; un amato sempre presente
nel cuore e nell’anima del poeta, ma, paradossalmente, distante anche quando
materialmente presente («Tu non saprai mai quanto ti amo / perché in me dormi
chiuso nel tuo sonno» afferma il poeta in L’amore
dorme nel petto del poeta e ha tutta l’aria di un rimprovero rivolto a un
amante distante).
Ecco che nel canzoniere
dell’amore oscuro (perché non lo si può
vivere alla luce del sole) suonano versi carichi di malinconia, di paura,
di dolore e di nostalgia… E i timori del poeta vengono da lui esplicitati e
raccontati all’amato, per intenerirlo e per cercare in lui segni d’amore, come
in Il poeta dice la verità: «Voglio
dirti piangendo la mia pena / affinché tu mi ami e per me pianga».
È un poeta che trema, García
Lorca, trema per la paura, una paura che nasce direttamente dall’intensità del
sentimento e che, però, non gli impedisce di confessare all’amato i propri
timori, come avviene in modo sublime in Sonetto
del dolce lamento: «Ho timore di perdere la
meraviglia / dei tuoi occhi di statua e l’accento / che mi pone di notte
sulla guancia / la solitaria rosa del tuo respiro».
E se l’amato è distante, allora
non resta che sperare di raggiungerlo (ed essere raggiunti) o con la parola
scritta o con quella orale, perché grande è il potere della parola per un poeta…
E grandissima era la parola poetica di Federico García Lorca…
Danilo Ruocco
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